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Regime fiscale liberi professionisti.

Con l’avvento del terzo millenio si sta sempre di più allontanando il mito del posto fisso lasciando spazio ad una figura più dinamica e flessibile che è quella del libero professionista. La crescita del numero dei liberi professionisti è dovuta a tanti fattori, come ad esempio uno scenario economico che riparte a fatica e l’avvento della tecnologia che dà la possibilità di lavorare da casa in modo più flessibile e dinamico.


La richiesta di liberi professionisti nel mercato italiano non stenta a diminuire. Vediamo quindi quali sono i costi che un libero professionista dovrà affrontare.

La scelta di un buon commercialista.

La scelta del commercialista è di fondamentale importanza perchè può fare davvero la differenza. Ti potrà aiutare ad allegerire al massimo il carico fiscale indicandoti una corretta pianificazione gestionale.
Nel 2017 nonostante siano state varate nuove norme non cambia la pressione fiscale che si abbatte sul libero professionista che si aggira attorno al 70% del reddito effettivo.

Per un libero professionista non è sempre facile riuscire a calcolare i costi cui deve andare inconto ci sono infatti molteplici aliquote che variano in base agli scaglioni di reddito. Fatta questa prima precisazione, vediamo più nel dettaglio quali sono i primi passi (e costi) per un libero professionista.

Aprire una partita IVA.

Il libero professionista che superi i 5.000 euro per le prestazioni occasionali deve aprire una partita Iva. Bisogna inviare all’Agenzia delle Entrate il modello di inizio attività, modello AA9, e iscriversi alla Gestione Separata INPS. Il costo in questo caso è variabile se ci si avvale di un commercialista o un patronato.

La scelta di un regime fiscale.

Come libero professionista devi scegliere il regime fiscale da applicare. La scelta non è molto semplice e dipende da diverse valutazioni attinenti alla convenienza di un regime rispetto ad un altro. Esistono dei regimi agevolati:

  • il regime forfettario agevolato: per rientrare in esso devi rispettare dei limiti reddituali che cambiano in base all’attività svolta. Il reddito viene determinato in maniera forfettaria e su di esso si applica un aliquota del 15%.
  • agevolato per startup: in questo caso il reddito imponibile non deve superare i 30 mila euro e l’imposta scende in questo caso al 5% dello stesso. Questo regime verrà applicato per 5 anni se viene rispettato il limite del reddito, per poi aumentare al 15% alla fine del quinquiennio. Nel caso in cui non si rientri nei regimi agevolati si applica il regime ordinario che prevede l’imposizione fiscale ordinaria quindi l’applicazione dell’IRPEF progressiva per scaglioni che varia dal 23% per redditi fino a 15.000 euro, 27% per la parte di reddito da 15.001 a 28.000, il 38% da 28.001 a 55.000, 41% da 55.001 a 75.000 e 43% per quella parte di reddito che supera i 75.000.

Quali costi sono deducibili?

Per i regimi forfettari purtoppo non ci sono costi deducibili, nel regime ordinaro invece sono deducibili i costi inerenti all’attività svolta. Ad esempio se lavorate da casa è possibile dedurre il 50% delle spese legate all’abitazione come il riscaldamento o le spese affittuali.
L’auto aziendale può essere anche un costo detraibile dal reddito complessivo se rispetta il principio di inerenza all’attività svolta cosi come una percentuale delle spese telefoniche. Fare anche beneficienza non fa male dato che è dedicibile  fino ad un limite di € 2.065,83.